Il Diavolo, protagonista di quest’opera, direbbe:“Non sono così brutto come mi dipingono”. In realtà ciò è assolutamente vero: esso ha infiniti nomi, infinite forme, e pari modus operandi. Il Diavolo è la figura allegorica che più preferisco, perché non è, in sé, una entità distinta e precisa, ma varia a seconda della cultura dominante: non sempre è una figura totalmente negativa, anzi spesso è necessaria la sua esistenza ed azione per mantenere armonia nell’universo.
Altro suo nome è per la nostra cultura Satana, da “shaitàn”, che vuol dire “avversario”.
Ed è proprio in questa accezione che io lo intendo: il Diavolo è quella forza oscura che manovra la nostra società, potrebbe chiamarsi Avidità, in quanto rappresenta i manovratori oscuri che a null’altro pensano, se non al proprio tornaconto economico. Ovviamente non ho pretesa di svegliare le masse dal loro percorso autodistruttivo, ma cerco di rappresentare la realtà del momento così come mi si è palesata
Infine, ecco il perché io solitamente per arricchire le mie tele uso inchiostri per tatuaggi: innanzitutto devo dire che avendo fatto il tatuatore per più di trent’anni, nel corso della mia carriera ho accumulato centinaia di boccette di colore non utilizzati per essere arrivati al loro periodo di scadenza; questi colori sono costosissimi perché contengono pigmenti finissimi, di grande qualità e concentrazione.
Ad un certo punto invece di buttarli cominciai ad usarli per disegnare e poi per dipingere, rendendomi conto della loro resa su tela. Ancora oggi li prediligo, usando i colori acrilici per dare più “spessore” ai miei dipinti.
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